Chi non si ricorda i magnifici occhiali da sole indossati da Lolita nella locandina dell’omonimo film?
Grandi, a forma di cuore e cerchiati di rosso acceso, amplificavano in maniera considerevole gli ammiccamenti della provocante adolescente. La tendenza sembra che sia in auge tra tutte le modelle più famose, Sienna Miller, Kate Moss, Rachel Bilson, ma ne sono rimaste colpite anche alcune celebrità del jet-set internazionale come Paris Hilton, che appaiono in pubblico con alcuni modelli in vero stile retrò, che sembrano direttamente recuperati e rispolverati dai guardaroba delle teenagers degli anni ‘50 e ‘60, con il classico taglio ed il look tipico di allora.
Un mix di eleganza e sfrontatezza, di fascino e di provocazione che ben si accorda con il nuovo look aggressivo ed impertinente delle ultime proposte delle collezioni di moda per le giovani. Al contrario di ciò che propongono le case di moda più blasonate, più indirizzate al nero impreziosito di inserti dorati e cristalli swarovsky, il recupero del look retrò avrà di sicuro successo tra il pubblico più giovane.
E al contrario delle proposte delle grandi firme, altamente costose e, per alcuni portafogli decisamente inaccessibili, in alcuni shop on-line, ne troverete degli esemplari a cifre veramente ragionevoli che non faranno piangere i vostri portafogli.
Sono rimasta colpita, lo devo proprio dire, dal cortometraggio dal titolo Gaia Lopresti, che racconta di una ragazza travolta dall’ansia di trovare amici su Facebook, che oggi si può sicuramente affermare essere il numero uno tra i social network, quello più famoso ed utilizzato (anche io ho un account su Facebook, e presto lo avrò anche su Twitter, e su Myspace eccetera…).
E’ effettivamente un’ansia che ti può prendere, ma mi sembra che la regista, peraltro veramente bravissima a girare, ed anche l’attrice, molto intensa, (ricorda Audrey Hepburn vero?), sembrano voler accusare Facebook di essere in qualche modo lo stimolo per cadere in questo vortice di solitudine e di amicizie tanto virtuali quanto inconsistenti. Forse che la nostra Gaia, che alla fine del filmato si accascia triste sul tappeto nuda, non sarebbe stata allo stesso modo sola anche senza l’aiuto di un computer?
Quanti ragazzi e ragazze vediamo con la stessa espressione di solitudine dipinta negli occhi anche in discoteca, per la strada, nei locali che frequentiamo? Quanti di quelli invece che sembrano divertirsi e sorridere quando in realtà sono soli, ma veramente soli, nel loro intimo?
Forse la rete non fa altro che amplificare una tendenza già in atto.
In ogni caso è da guardare, e la Apple potrebbe benissimo utilizzarlo per uno spot.
Dimenticavo: sembra che Gaia sia stata cancellata da Facebook, ma poi sia stata fatta rientrare….
Gaia Lopresti: una vita virtuale
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di Emilia Ricasoli con Fanny La Monica, d.o.p. francisco Gaete Vega, montaggio Alessandro Marinelli, operatore Luca Silvagni, aiuto regia Manuela Cutolo, edizione Lorena Guglielmucci, fonico Valerio Rinaldi, trucco Simone Andrea Marchi
Come vi sentireste se vi regalano un vestito fatto con la spazzatura? Probabilmente tutto dipende dal vestito diranno le più diplomatiche. E se vi dicessero che il vestito è fatto di bottiglie di plastica voi pensereste ad un abito tipo “uomo Michelin” rigonfio da tutte la parti o qualcosa di più indossabile?
Non si tratta in realtà di un mero assemblaggio di pezzi di plastica, ma di un progetto più raffinato realizzato dall’importante catena inglese di grandi magazzini Debenhams, dove ha fatto la sua comparsa un completo per signora totalmente realizzato dal riciclaggio di bottiglie di plastica.
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50 bottiglie fuse insieme e trasformate in un tessuto morbido ma resistente, ed un taglio veramente elegante sono le cose che contraddistinguono quest’abito, insieme al prezzo, decisamente ragionevole. Infatti lo si può trovare nei grandi magazzini della catena per 55 sterline, 20 i pantaloni e 35 la giacca, per un totale di 55 sterline, (61 € in tutto).
Al di là dell’ottima idea di riciclare le bottiglie per far del bene al pianeta ormai sommerso di spazzatura, viene da chiedersi se l’energia utilizzata per realizzare il vestito, dalla fusione alla tessitura sia anch’essa un risparmio o piuttosto un ulteriore dispendio energetico.
Chi ha provato il vestito sostiene che non ha niente da invidiare, in ogni caso, ai più morbidi tessuti naturali oggi in commercio.